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Tendenze e dinamiche recenti del settore lattiero-caseario
 
(13/05/19)  Proseguendo il trend di fine anno, il 2019 si è aperto con un'intonazione positiva del mercato lattiero caseario, soprattutto grazie a una robusta ripresa della domanda mondiale di commodity. 
In particolare, l'aumentata richiesta da parte della Cina di polveri (scremate +13% e grasse +11% rispetto ai primi tre mesi del 2018), burro (+24%) e siero in polvere (+5%), ha riportato in tensione i prezzi dei derivati europei nel primo trimestre 2019, con una crescita dei listini del latte scremato in polvere di oltre il 48% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Nel primo trimestre del 2019 anche il mercato nazionale ha mostrato evidenti segnali di ripresa, con il prezzo del latte alla stalla mediamente attestatosi su 40,6 euro/100 litri (iva esclusa, senza premi) e una variazione di quasi 10 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il rilancio del mercato in questa prima frazione di anno è stato evidente soprattutto per i formaggi tradizionali (Grana Padano +26% rispetto a un anno fa, Parmigiano Reggiano +12%, Gorgonzola e Provolone entrambi +3%). 
 
 
 

 

ISMEA traccia il bilancio complessivo del 2018 per l'agroalimentare italiano - Agrosserva IV trimestre 2018
 
(07/05/19) Crescita del valore aggiunto, dell'occupazione e delle imprese condotte da giovani, sono gli spunti positivi che il 2018 ha riservato all'agroalimentare italiano. È quanto emerge dal consuntivo sullo scorso anno che ISMEA ha tracciato nell' ultimo numero di AgrOsserva. 
Dopo un 2017 penalizzato dall'andamento meteorologico, nel 2018 l'agricoltura è tornata a dare un contributo positivo all'economia nazionale (+0,9% il valore aggiunto in termini reali). Anche l'occupazione del settore è cresciuta dello 0,6% rispetto al 2017, sintesi di un aumento dell'1,6% degli addetti dipendenti e di un lieve decremento degli indipendenti.  Il numero di imprese agricole archiviate nel Registro delle Imprese, circa 750 mila a fine 2018, registra una lieve flessione, riconducibile al processo di medio-lungo termine di razionalizzazione del settore. Nel frattempo, le imprese agricole giovanili (con responsabile under 35) sono cresciute del 4,1%.
 
Più dinamico il settore dell'industria alimentare con un aumento del valore aggiunto del 2,7%, seppure in rallentamento rispetto al 2017 quando aveva tracciato un +3,8%; in crescita anche gli occupati del settore (+3,1% nel 2018, dopo il +1,9% nel 2017), a fronte di un numero di imprese rimasto per lo più allineato al livello del 2017, poco al di sotto delle 71 mila unità.
Sul fronte della redditività in agricoltura, ISMEA stima invece un lieve peggioramento dei conti delle aziende, dovuto all'aumento dei prezzi medi degli input di produzione (+3,2%), con rincari soprattutto nel capitolo dei prodotti energetici, mangimistica e salari, a fronte di una stabilità dei prezzi corrisposti agli agricoltori.
Gli scambi agroalimentari con l'estero hanno fortemente risentito dell'incertezza globale e del rallentamento dell'economia mondiale. Le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari, quasi 41,8 miliardi di euro, dopo il +7,4% del 2017, sono aumentate solo dell'1,2% nel 2018, subendo particolarmente la decelerazione della domanda internazionale dei principali partner commerciali. 
Anche la spesa delle famiglie italiane per prodotti agroalimentari ha segnato un timido +0,3%, dopo il +3,2% del 2017. Nel corso di tutto il 2018 sono stati i prodotti a largo consumo confezionati a trainare la spesa (+1,9%) mentre per i prodotti sfusi (pari al 32,1% del valore del carrello) la spesa si è contratta del 3,1%. Nel complesso, il lieve incremento della spesa è riconducibile all'aumento dei prezzi medi delle referenze; si evidenzia inoltre una maggior disponibilità all'acquisto di bevande (+1,9%), che di generi alimentari (+0,1%). 
 
 
 

 

Consumi alimentari, salutismo e praticità d'uso trainano la spesa degli italiani
 
(09/04/19) Il 2018 chiude con una spesa alimentare in modesta crescita sul 2017 (+0,3%).
È il bilancio complessivo che emerge dalle elaborazioni ISMEA sui dati Nielsen relative agli acquisti di alimenti e bevande delle famiglie italiane per l'intero anno appena trascorso. 
In un contesto di generale stagnazione, non mancano tuttavia i comparti che registrano buone performance, come le uovache hanno messo a segno una crescita della spesa pari al 14%, la più elevata tra tutte le referenze monitorate. Grazie alla tracciabilità di filiera e a una maggiore attenzione verso il benessere degli animali, le uova sono state negli ultimi anni rivalutate dal punto di vista salutistico, nutrizionale ed etico. 
 
La positiva dinamica della spesa, sottolinea l'ISMEA, risente dell'effetto sostituzione del prodotto allevato in gabbia (oramai quasi irreperibile nelle grandi catene distributive) con quello, di maggiore qualità e prezzo, allevato a terra, all'aperto o bio. Più nel dettaglio le uova allevate all'aperto registrano un incremento del 32% per la spesa e del 22% sui volumi, le uova bio un +16% nella spesa e +8% nei volumi, a fronte di una flessione significativa delle uova prodotte in gabbia (rispettivamente -7% e -19 %). 
Anche per altre categorie merceologiche si rileva l'effetto sostituzione di prodotti maturi con altri, più elaborati e costosi, che meglio interpretano i bisogni del consumatore contemporaneo. Esempi eclatanti sono il latte ad alta digeribilità(+9,4% i volumi e +4,9% la spesa) a fronte di un trend per il latte fresco generico negativo (-1,9%), la pasta integrale(+3,7%), in contrapposizione alla flessione della pasta tradizionale (-1,9%), e i dolcificanti che aumentano del +10% in volume e del 2,6% in valore, a fronte di una diminuzione degli acquisti di zucchero rispettivamente del 6% e del 10%. 
Allo stesso modo la praticità d'uso e la velocità di preparazione si confermano nel 2018 elementi trainanti degli acquisti, come dimostra il segmento dei cibi pronti con un +10% della spesa nel 2018 e consumi più che duplicati negli ultimi 5 anni. Da segnalare, infine, anche la dinamica molto positiva delle bevande alcoliche, dove spiccano gli incrementi in particolare della della spumantistica (+5,4%) e dei vini fermi (+4,6%), in un contesto positivo anche per la birra (+3%) e per le altre bevande alcoliche (+1,4%).